Anatocismo, questo conosciuto

Anatocismo, questo conosciuto

La nuova frontiera dei rapporti tra la banca ed il cliente passa da questa “parolaccia”: Anatocismo. Nel 1999 viene infranta una certezza: da decenni la banca addebitava gli interessi sui conti correnti alla fine del trimestre solare, sicché, nel trimestre successivo, addebitava i nuovi interessi dopo averli calcolati non solo sul capitale ma sugli stessi interessi che aveva addebitato il trimestre precedente. Un fenomeno che ha drenato ricchezza dal paese nelle tasche dei banchieri, pubblici o privati che fossero, che avevano così la possibilità di creare un ceto di dipendenti tra i più pagati nel mondo del lavoro, di riempire i caveau di opere d’arte, di remunerare i manager per multipli immorali rispetto al lavoro.

Fino a quel 16/03/1999 nessun tribunale d’Italia aveva mai messo in discussione quel privilegio, fino a che un visionario avvocato ebbe la ventura di sfidare sul tema un Tribunale, perdendo, una corte d’appello, perdendo e infine la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 2374, ebbe il coraggio di sovvertire un sistema, definendo illegittima la prassi dell’anatocismo, ossia la pratica di calcolare ed addebitare gli interessi sugli interessi, ed intonando il “la” per un nuovo corso dei rapporti banca–correntista.

Da quel giorno, chi ha potuto, chi sapeva, chi poteva, ha avviato giudizi civili contro le banche per la restituzione del maltolto: è partita una operazione di “contro-drenaggio” di risorse dal banchiere all’economia reale, una operazione da diverse centinaia di milioni di euro, ma pur sempre una piccola cosa rispetto al comportamento consolidato in decenni e decenni di prassi anatocistica.

Peraltro il sistema normativo (il potere e la lobby bancaria) ha messo in atto una serie di provvedimenti legislativi che pur riconoscendo in teoria l’illegittimità dell’anatocismo, in pratica ha fatto di tutto da un lato per mettere lacci alla possibilità di recuperare quanto corrisposto, dall’altro per reiterare il comportamento delle banche che hanno continuato ad addebitare e calcolare interessi su interessi.

Quindi il messaggio era: le banche continuino pure nell’applicare anatocismo, chi se ne accorge provi a farsi riconoscere i suoi diritti dai Tribunali. Così per oltre 15 anni ancora i conti correnti sono stati falcidiati da questa prassi fino alla definitiva messa al bando dal 2017, allorchè si è stabilito che gli interessi sui conti si paghino annualmente.

Così la realtà è cambiata solo per pochi correntisti. Dei milioni e milioni di conti correnti accesi ed estinti in quasi un secolo, una minima percentuale sono stati “corretti”, e la correzione, la restituzione di quanto illegittimamente drenato, è stata possibile solo per quei pochi imprenditori piccoli e grandi che sono stati consigliati da qualche coraggiosissimo commercialista ( quei pochi non asserviti in qualche modo alle banche, quei pochi che non “ignoravano” il problema), o si sono trovati in una corrente di “passaparola” o, a causa di difficoltà di rimborsare il debito con le banche, si sono rivolti a quei altrettanto pochi avvocati che conoscevano il tema dell’anatocismo.

Così nel 2021 ormai il tema è giuridicamente definito: permane la possibilità, pur se ormai ridotta per molteplici circostanze, di mettere il naso nel passato, rivedere vecchie carte, riequilibrare qualche rapporto dare-avere. La storia degli ultimi 20 anni è costellata da battaglie giudiziarie, anatemi legislativi, silenzi colpevoli, sentenze paradigmatiche, giudici controcorrente, giudici a Berlino… Ne daremo conto.

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