Le Borse crollano… governo ( americano) ladro …?

Le Borse crollano… governo ( americano) ladro …?

Il crollo delle Borse mondiali in questi giorni è raccontato nelle prime, seconde e terze pagine di tutti i giornali  in modo drammatico e con toni epici da catastrofe finanziaria: sono richiamati i precedenti storici più neri, dal tonfo del 1929 a quello del giorno dell’attentato alle Torri Gemelle, si snocciolano  ed enumerano le decine e centinaia di miliardi di dollari ed euro bruciati in queste ultime 2/3 giornate di Borse e la causa è facilmente attribuita all’imposizione dei Dazi all’importazione istituiti dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Mi permetto umilmente di ricordare che le BORSE MONDIALI, DOVE SONO INVESTITI BUONA PARTE DEI RISPARMI MA ANCHE GRAN PARTE DEI FONDI SPECULATIVI A DISPOSIZIONE DELLA FINANZA, SONO LE PROTAGONISTE DI QUELLA ECONOMIA DI CARTA CHE, PUR IMPORTANTE NELL’EVOLUZIONE E NELLA STRUTTURA ECONOMICA, È PUR SEMPRE DI CARTA, DUNQUE FRAGILE E FACILMENTE INFIAMMABILE.

Se è vero che a volte la Borsa Valori anticipa taluni movimenti economici reali, è altrettanto vero che non sempre esse rappresentano il reale andamento dell’economia quotidiana delle imprese e dei consumi.  Nel caso che ci sta occupando , lo spettro dei riflessi negativi dei dazi all’importazione, nella economia mondiale, è tutto sui tavoli e nelle cattedre dei docenti universitari e dei dotti e sapienti economisti,   poiché in nessun altro momento storico è stato sperimentato questo tipo di intensa attività di imposizioni di barriere al commercio internazionale.

La verità è un’altra, ben più prosaica, tecnica e direi banale. E’ pacifico che l’andamento di una borsa non può essere a senso unico per l’eternità o, diciamo più umanamente, nei secoli: una borsa non può salire continuamente, assicurando facili guadagni a tutti, così come non può scendere a senso unico. Per sua natura la Borsa Valori deve avere un andamento altalenante per favorire speculazioni, arbitraggi, investimenti e disinvestimenti, gioie e disperazioni di chi vi accede, come un normalissimo e disincantato giuoco d’azzardo. Così nel corso della storia delle Borse assistiamo, soprattutto dopo un lungo periodo di crescita, alla ricerca di un fenomeno (una crisi economica reale sottostante enfatizzata), un pericolo pubblico ( un attentato), un evento , per porre fine in modo più o meno brusco ad una crescita prolungata e importante dei valori quotati.

Dal 2008  le Borse hanno sperimentato un periodo di quasi venti anni di crescita portentosa delle quotazioni, con i fondi comuni, i risparmiatori e gli investitori che hanno accumulato guadagni importanti, con la sola parentesi dell’altro evento negativo del Covid, durante il quale ci fu un breve e repentino calo subito recuperato.

La presenza di grandi quantità di liquidità sui mercati, immesse da Stati e banche centrali, hanno favorito la corsa agli acquisti di Borsa e alle conseguenti crescite di valore dei corsi azionari, ma era evidente che questa crescita non poteva essere infinita e il mercato attendeva qualcosa, un fatto, un evento, eclatante e ideale per innescare il crollo delle quotazioni che è stato fortissimo ma adeguato e corrispettivo alla crescita di venti anni del valore delle azioni.

L’evento è arrivato, è stato individuato dagli speculatori nella imposizione dei dazi: quale migliore occasione per unire all’utile della critica al presidente degli Stati Uniti il dilettevole del crollo delle quotazioni di Borsa?

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