Ipocrisie e trasparenza: la Banca d’Italia alla Commissione Parlamentare Bicamerale per la semplificazione

Come sia possibile che la Banca d’Italia, che svolge la funzione di monitorare anche i rapporti tra Banche ed utenza, abbia fino ad ora ignorato il problema presente nei Tribunali di tutta Italia e nel dibattito tra studiosi a tutti i livelli, che riguarda la grande mistificazione che consente alle banche un lucro occulto sugli interessi pagati sui mutui, lo si intuisce da due circostanze: la prima è di carattere operativo, l’organismo Arbitro Bancario Finanziario, a cura di Banca d’Italia, ha sempre respinto tutte le istanze ed eccezioni che contestavano la presenza di anatocismo e capitalizzazione composta nei mutui, ha respinto ogni eccezione di mancanza di trasparenza e di costi non convenuti in violazione dell’art. 117 comma 4 del Tub. La seconda circostanza è di carattere informativo: è stata istituita una commissione Parlamentare Bicamerale che ha invitato Banca d’Italia a svolgere una indagine conoscitiva in materia di trasparenza delle clausole contrattuali per l’accesso ai servizi bancari. Il documento è pubblico,  lo riporto qui nel blog ( Banca d’Italia alla commissione bicamerale sulla trasparenza) e  ne rilevo qui alcune palesi contraddizioni rispetto alla realtà, con riferimento alla problematicità ed illegittimità delle applicazioni delle banche sui mutui a rimborso graduale.

Riconosce Banca d’Italia, a pag 3 del documento, la permanenza di asimmetria informative tra clienti ed intermediari, e sottolinea una risposta regolatoria impostata attraverso la costruzione di una trasparenza più leggibile me comprensibile per l’utente: ma allora ci attendiamo a breve che Bankitalia imponga alle banche che nei contratti di mutuo sia chiaramente esplicitato che la rata è calcolata con la formula finanziaria della capitalizzazione composta in luogo della formula semplice che comporta una rata minore.

Asserisce Bankitalia, a pag. 5, che “nella fase precontrattuale sono stati previsti obblighi informativi più mirti quando il cliente appartiene a categorie vulnerabili”: non mi pare una informazione veritiera resa al Parlamento se è vero, come è vero, che in fase precontrattuale ai richiedenti il mutuo non viene segnalato che la rata si può calcolare anche con la formula del regime finanziario semplice, che comporta un esborso di interessi minore. Sempre nella fase precontrattuale, a pag. 6, gli obblighi informativi servirebbero a “comprendere le caratteristiche del prodotto, valutarne i costi e i rischi e confrontare le offerte disponibili sul mercato”: palese l’ipocrisia di questa affermazione, davanti ad un cartello di tutte le banche che applicano il regime composto sui mutui, senza mai proporre l’alternativa del regime semplice.  Prosegue a pag. 5: i principi di correttezza chiarezza ed esaustività mirano ad assicurare che le informazioni “fornite al cliente siano veritiere, non ingannevoli e non fuorvianti”, affermazione contraria alla realtà visto che viene presentato al cliente un piano di ammortamento che simula il regime finanziario semplice di calcolo degli interessi mentre gli interessi sono calcolati in regime di capitalizzazione composta.  A pag. 7 la relazione sostiene la importante funzione della “previsione di indicatori sintetici di costo volte a tradurre la complessità delle condizioni economiche in un unico numero confrontabile (TAEG)”: davvero insostenibile leggere questa parabola davanti alla cecità della stessa Banca d’Italia che non si è mai accorta che in nessun contratto di mutuo la banca ha mai inserito il TAE, ossia il Tasso Effettivo Annuo che include il costo degli effetti della capitalizzazione infrannuale degli interessi, a dispetto di una fondamentale disposizione di legge, l’art. 6 della Delibera Cicr 9/2/2000 che ne prevede la presenza a pena di nullità.

Ci illumina banca d’Italia, a pag. 8, che l’art. 117 Tub stabilisce che i contratti devono indicare, tra l’altro, il tasso di interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati”. Eppure un  Collegio di Coordinamento  degli arbitri finanziari, con rappresentanti Banca d’Italia, in una decisione ha stabilito che “la mancata esplicitazione del regime finanziario applicato ad un contratto di mutuo non implica alcuna violazione da parte dell’intermediario; d’altro canto, il metodo di calcolo con ammortamento alla francese non determina in sé alcuna violazione del divieto di anatocismo, non determinando l’applicazione di interessi composti”: pura follia autoreferenziale: il regime composto che comporta un costo di interessi maggiore del regime semplice, non viola nessuna norma di legge e addirittura il metodo dei mutui a rimborso graduale non determina l’applicazione di interessi composti!! Dovrebbero tornare a lezione di matematica, questi personaggi.

Evidenzia, Banca d’Italia, alcune criticità – pagg. 10 e 11- in tema di “disconoscimenti di operazioni di pagamento non autorizzate”, in tema di “modifiche unilaterali”, ma nessuna criticità (rilevata da ca. 100 sentenze di Tribunali di merito) sul costo tenuto nascosto ai mutuatari per via del regime composto utilizzato per il calcolo degli interessi su milioni di mutui.

Ma Banca d’Italia fornisce anche le risposte, alcune delle quali, le definirei naif: importante, per il redattore del documento, avvisare in qualche modo i consumatori con l’alert “Attenzione! Prendere in prestito denaro costa denaro”, considerando i prenditori di mutuo tutti con quoziente di intelligenza zero. Quest’altra risposta invece il mitico Fantozzi la definirebbe “umana, troppo umana”: sarebbe una “spinta gentile” (sic!) per  “privilegiare la soluzione presumibilmente più favorevole per il cliente – ad esempio l’adesione automatica a un piano di rimborso sostenibile”: siamo certi che questo è il primo passo per Banca d’Italia per spingere gentilmente le sue consociate banche a privilegiare per i mutui i piani di rimborso delle rate calcolate con il regime semplice in luogo delle rate calcolate con il regime composto!!

Chiosa poi Banca d’Italia giurando di essere impegnata in una costante attività di “educazione finanziaria” attraverso le guide semplici  sui mutui e sul credito ai consumatori, attraverso il sito “L’economia per tutti”, con programmi educativi nelle scuole, iniziative che sarebbero sottoposte a “rigorosi esercizi di valutazione di efficacia” : eppure basterebbe una sola iniziativa per fr risparmiare al sistema economico nazionale, alle famiglie ed alle imprese, centinaia di milioni di euro: rispettare la legge e non calcolare più interessi composti sui mutui.

Auspichiamo che possa giungere alla commissione parlamentare bicamerale sulla trasparenza, un contributo che faccia da contraltare a questa serie di affermazioni parziali, subdole, talune non vere, un contributo che aiuti a fare giustizia nel paradossale ed impari conflitto banche – mutuatari.

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