Rischi di inflazione?

Rischi di inflazione?

Stiamo sperimentando da ormai due anni un regime di tassi di interesse molto bassi, ai minimi della storia economica moderna. La massa monetaria senza precedenti immessa da Governi Centrali e Banche centrali (Europea, Americana, Giapponese, Cinese) ha fatto gioco forza crollare il livello generale dei tassi di interessi. I tassi di Chi aveva stipulato un mutuo a tasso variabile con qualsiasi parametro oltre ad uno spread, ha visto scendere le rate per importi significativi rendendosi conto di riflesso di quanto stava accadendo. In realtà dovremmo essere affiancati da questa situazione per ancora alcuni mesi, almeno fino a che la pandemia non sarà in qualche modo alle nostre spalle: ma purtroppo alcuni segnali di inversione di tendenza cominciano ad affacciarsi e non occorre sottovalutarli accompagnati da accadimenti che sono prodromi di quella inversione di tendenza.

Sui conti correnti e sui depositi dei risparmiatori si è accumulata una grande massa di denaro non spese da oltre un anno per il blocco delle attività turistiche, ricreative, di consumo in generale. Ma quando a regime le attività riprenderanno il denaro dai conti uscirà e verrà speso, creando pressione sul fronte della domanda di beni di consumo ed investimenti i prezzi inevitabilmente saliranno. Nei ristoranti attualmente è facile sperimentare e verificare un aumento generalizzato dei prezzi, che passa inosservato o trascurato per l’euforia del momento, ma che peserà in futuro.

Le attività chiuse nel periodo pandemico hanno sofferto moltissimo dal punto di vista economico e finanziario e si sentono quasi in diritto, riaprendo, di aumentare i prezzi per recuperare parte delle perdite subite. Il mio barbiere prendeva 6 euro per il tagli di capelli prima della pandemia: alla ripresa nel 2021 me ne ha chiesti 9, ho pagato e ci ho pensato solo diversi giorni dopo.

Le materie prime (legno, ferro, cemento…) hanno subito rincari a doppia cifra che si scaricheranno sui prezzi alla produzione e sui prezzi al consumo: se sia una semplice fiammata post riaperture o qualcosa di strutturale lo verificheremo nei prossimi mesi.

Il petrolio è ai massimi da tre anni e gli effetti sul pieno di benzina alle nostre auto non sono pienamente visibili vuoi per la solita euforia post apertura vuoi perché l’euro contro il dollaro è ai massimi da parecchi anni, per cui gli effetti sul caro petrolio vengono attutiti.

Quando la Banca Centrale Europea, come tutte le banche centrali, smetteranno di immettere denaro sui mercati finirà l’effetto di sovrabbondanza di denaro e il costo del denaro lentamente ricomincerà a salire.

Siamo in una situazione simile al periodo del cambio Lira-Euro, quando l’assenza totale di controllo sui prezzi da parte delle autorità politiche e monetarie causò il raddoppio di molti di essi, senza che ce ne rendessimo conto in tempo.

È vero che un livello minimo di inflazione (inferiore o pari al 2% ha sempre detto l’ex Governatore Bce Mario Draghi), è accettabile, ma se sfugge di mano i rischi sono altissimi perché sarebbe accompagnata da un rialzo dei tassi di interesse, circostanza pericolosissima soprattutto per i Paesi con un alto debito pubblico, perché aumenterebbe il costo della emissione e rinnovo dei Bot e l’incidenza degli interessi nel Bilancio dello Stato.

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